Benvenuti sulla Freya...Mi chiamo Sara

Benvenuti sulla Freya...Mi chiamo Sara

Diverse traversate atlantiche alle spalle e diverse migliaia di miglia, Sara racconta la vela come scuola di vita gratificante, essenziale.

Ciao Sara, parlaci un pò di te, come ti sei avvicinata al mondo della barca? 

Sono di un posto lontano dal mare, come molti di quelli che alla fine scelgono di viverci. La mia prima esperienza in barca a vela è stata per una vacanza, tanti anni fa, e ricordo ancora benissimo la sensazione di libertà e di meraviglia che ho provato. Davvero, è ancora una sensazione vivissima e una delle cose più belle che mi capitano a bordo è di rivederla nelle persone che scelgono per la prima volta una vacanza in barca a vela con noi su Freya.

Il percorso che mi ha portato alla barca a vela è di quelli un po’ tortuosi e credo anche in parte casuali, che hanno un senso solo quando li riguardi dopo qualche anno, a ritroso. Se adesso lo racconto sembra una storia che fila, ma mentre lo vivevo era tutt’altro che lineare… Magari tutta la storia ve la racconto un’altra volta perché è lunga, vi posso però raccontare il momento esatto in cui ho deciso che vivere in barca sarebbe stata la mia vita.

Per i miei 35 anni avevo deciso di regalarmi la prima tratta atlantica, da Malaga alle Canarie. Una notte, stavo dormendo, sento la barca fare movimenti strani ed esco per vedere cosa stesse succedendo. Era entrato quello che chiamano Aliseo Portoghese, un bel vento gagliardo da nord, in poppa piena, mentre la barca scivolava lungo la costa africana. Il comandante aveva manovrato e armato il tangone per prenderlo al meglio e così quando sono uscita ho avuto la sensazione che la barca stesse volando sul mare, in una notte senza luna e con il mare color argento nella scia. E’ stato amore, e non c’è stato più niente da fare… I puntini si sono uniti quando arrivata ai Caraibi ho incontrato Omero (Omero Moretti) e Freya, e ho cominciato il secondo capitolo, che dura ormai da sette anni, tre traversate atlantiche e diverse migliaia di miglia.

Si parla spesso di vela come una scuola di vita, gratificante, essenziale. É stato così per te? 

Sì, lo è stato fin da quella prima volta in vacanza, da completa ignara, e lo è tutt’ora, tutti i giorni, anche se vivo la barca in maniera del tutto diversa. Riportare tutto all’essenziale è un tratto del mio carattere, lo è sempre stato, ed è come se la barca a vela mi permettesse di viverlo “naturalmente”, senza forzature, senza condizionamenti, senza doverlo spiegare.

Sara Teghini a bordo della Freya

Cosa attira,  secondo te, le donne alla barca? Forse un senso di indipendenza, libertà, che ne pensi...? 

Non lo so. Onestamente non so neppure se le donne siano attirate alla barca a vela. Quello che mi sembra più importante è che non ne siano più allontanate, se vogliono avvicinarsi a questo mondo. Come sempre la strada è in salita, anzi, controvento, ma ho conosciuto poche donne che si tirano indietro davanti a quella che decidono essere la propria sfida. 

Una cosa che credo sia importante dire è che un’esperienza in barca a vela, intendo un’esperienza di navigazione più che di vacanza, può essere molto di aiuto nel prendere coraggio e credere di più in se stessi. Io ho imparato ad ascoltarmi, a fidarmi del mio istinto, a prendere decisioni velocemente e sotto stress, contando anche sugli altri. Per me è stato così e non è stato banale, e forse è un aspetto importante anche per altre donne.

Tante donne hanno raggiunto ruoli di primo piano in ambito velico. Pensiamo la britannica Ellen MacArthur, entrata giovanissima nelle regate oceaniche e detentrice di record mondiali di velocità. O la francese Isabelle Autissier, la prima donna ad avere compiuto il giro del mondo a bordo di una barca a vela. Stiamo assistendo ad un cambiamento importante secondo te che sta portando ad un crescente interesse verso il mondo della vela da parte delle donne? 

Credo che finalmente sia arrivato anche al mondo da sempre piuttosto maschile della vela lo stesso cambiamento che è arrivato in molti altri settori dello sport, del lavoro e della vita in generale. E visto che hai citato Ellen MacArthur, faccio un esempio di quello che le donne possono portare di nuovo e migliore a questo mondo: durante il suo giro del mondo in solitaria Ellen MacArthur ha cominciato a ragionare sull’importanza del riutilizzo e del risparmio di risorse a bordo, e da quella riflessione è nata la sua fondazione, una delle più importanti al mondo (forse la più importante) tra quelle che si occupano di economia circolare. Come in tutte le cose, se non ci ostiniamo a dover copiare un modello maschile possiamo avere qualcosa in più da dire, e da dare.
 

Credi che in futuro ci saranno sempre più donne che si avvicineranno al mondo della barca? 

E’ inevitabile, per fortuna! 

Qual è il tuo consiglio per le donne che sono attratte dalla barca ma non hanno ancora intrapreso un’esperienza a bordo? 

Ovviamente di provare. Viaggiando da sole, in modo da poter vivere tutta l’esperienza senza condizionamenti, e scegliendo un’esperienza magari non impegnativa (questo stesso consiglio lo do anche agli uomini, a dire la verità). Credo che sia molto importante anche scegliere uno skipper esperto e con una certa apertura e confidenza con le donne in barca. Oggi su una barca a vela gran parte delle operazioni di forza può essere sostituita da una buona tecnica, e quando a volte Freya ha troppa vela per me, Omero sa che basta ridurre un po’ per renderla più maneggevole e farmi sentire più a mio agio.  

Puoi seguire Sara e Omero su Instagram @omeromoretti o sul loro sito qui

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